“Non mi servono altri giocatori nell’organico, siamo già 23.” Sì, ok mister, numericamente ha ragione, ma qualitativamente? È partito anche Gagliardini… “Anche qualitativamente, sento di avere un sostituto degno per ogni titolare in campo.”
Pensi che questa volta esageri Gian Piero Gasperini, leader dell’Atalanta delle meraviglie, che parli così in conferenza stampa per nascondere voci di mercato spesso fuorvianti, e invece ancora una volta ti rendi conto che no, ha di nuovo ragione. La squadra che è scesa in campo contro la Juventus in Coppa Italia, povera, tra gli altri, di Gagliardini e Gomez, ha combattuto, ci ha creduto, ha tenuto testa ai campioni d’Italia. Certo, poi loro hanno vinto, con giocate formidabili anche. Eppure. Eppure c’è che la Juventus non prendeva due gol allo Stadium dal febbraio 2016, contro una squadra titolata come il Bayern Monaco. E a pensarci al Gasp viene da sorridere. E il suo sorriso si allarga rileggendo i nomi dei marcatori che hanno accorciato le distanze. Al posto dell’ormai star Papu Gomez o della punta Petagna, sul tabellino campeggiano Konko e Latte Lath. L’uno di quasi 33 anni, l’altro maggiorenne da pochi giorni. Ma, si sa, per Gasperini l’età è solo un numero come un altro, un po’ come il colossale ‘35’ dei punti raccolti nel girone d’andata.
Konko, terzino destro dalla nazionalità marocchina e francese, non segnava da ben 4 anni, ma con il Gasp si è sbloccato come per magia: è un gioiello che il mister sapeva di avere in cassaforte, e lui è un orafo di prim’ordine. L’ha avuto a Crotone e gli è entrato nel cuore, l’ha ritrovato al Genoa e se ne è innamorato; a Bergamo fremeva per rivederlo in campo e, smaltito l’infortunio, non ci ha pensato un attimo. Ancora una volta c’era chi storceva il naso all’indirizzo dell’ex laziale ormai alla frutta, ma il mister si era incaponito come suo solito, ribadendo che Konko non era solo un terzino eccezionale, ma anche un jolly che poteva fare bene dappertutto, soprattutto a centrocampo. Certo, forse quando l’ha inserito non pensava che dopo soli 27’ facesse un gran gol di controbalzo, ma la realtà ha superato le aspettative.
E che dire di Latte Lath, già il nome è tutto un programma. Le origini non mentono: nativo della Costa D’Avorio, patria di un certo Franck Kessié, entra in campo al 60’ e dopo una ventina di minuti inganna Neto. Troppo bello per essere vero. Non può aver segnato, non allo Stadium, non contro la Juve. Guarda la porta una, due, tre volte, ma i compagni lo sommergono di abbracci e questa è la conferma più dolce che può avere.
L’Atalanta alla fine ha perso, sì, ma in casa di un pubblico non suo. Ha perso a testa alta e con il sorriso, perché ha scoperto altri cimeli e ha avuto la conferma che il Gasp non sbaglia un colpo, che è lui il gioiello dalla caratura più alta. Perché magari Kessié e compagnia bella valgono 25 milioni l’uno, ma il Gasp che li ha scoperti ne vale tutti e 100 assieme. Ha cambiato la vita e la carriera di Gagliardini nel giro di tre mesi, come ammette grato il neo-interista, e ha gettato le basi per tanti altri successi professionali.
Insomma, le feste sono appena finite, ma l’Atalanta di Gasperini continua a sorprenderci e a regalarci volti nuovi.
Marina Belotti-maridea91.com-maridea.91@hotmail.it